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Il rilancio dell’export nei mercati maturi e ad elevato potere d’acquisto

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Il 2024 sarà un anno nel quale le aziende italiane, incluse le PMI, dovranno confrontarsi sempre più operativamente con le ricadute pratiche della transizione verde e della sostenibilità ambientale e sociale che impatteranno nel commercio con l’estero, sia sul lato approvvigionamento che sul lato vendite. Si prospetta quindi la necessità di implementare nuovi e/o aggiornati programmi di gestione e controllo nelle prassi aziendali, con conseguente importante riorganizzazione dei flussi informativi e merceologici, per soddisfare una compliance allargata, che dovrà essere gestita nell’ambito di un quadro di riferimento internazionale già complicato dalla crisi russo-ucraina e dal conflitto israelo-palestinese. Un contesto in cui non si può certo escludere che le crisi geopolitiche in atto possano comportare una riconfigurazione dei flussi del commercio mondiale e intraunionale ed impattare ulteriormente sugli stessi scambi internazionali.

Di qui, da un lato la necessità di poter contare su mercati che possano e vogliano “comprare italiano”, dall’altro quella di gestire la catena di fornitura nel rispetto della sostenibilità ambientale e sociale nonché della Politica economica e di sicurezza UE

Restringendo il campo di osservazione e di azione al tema della sessione di oggi “Il rilancio dell’export nei mercati maturi e ad elevato potere d’acquisto”, e quindi considerando i mercati di Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti d’America, Giappone, Australia, Canada, bisogna considerare che in questi paesi la competitività e l’attrattività di un partner economico dipendono sempre meno dalla leva del prezzo rispetto alle capacità tecnologiche e all’offerta di prodotti e servizi a basso impatto ambientale, per la produzione dei quali sono rispettate libertà civili e d’opinione, di organizzazione sociale e lavorativa, di rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, che sono le direttrici promosse dall’UE.

Di fatto, non è così raro che la clientela straniera, specie in determinati paesi maturi e in determinati settori dei beni di consumo, già richieda certificazioni attestanti p.es. il rispetto dei diritti umani, la parità di genere, l’approvvigionamento responsabile.

In Germania, per esempio – il paese primo destinatario dell’export italiano e primo fornitore del nostro paese, e con il quale l’interscambio commerciale potrebbe chiudere nel 2023 a quota 160 miliardi ca. – dal prossimo anno l’applicazione della legge sulla diligenza nella catena di fornitura sarà estesa anche alle aziende con 1000 dipendenti. È chiaro che, sebbene la legge interessi in primis le aziende tedesche, questa avrà un impatto anche sui fornitori non tedeschi coinvolti nella catena di fornitura.

Fatta questa breve premessa, si focalizzano alcuni punti sui quali l’attività di sostegno pubblico all’internazionalizzazione può dare un importante contributo:

 – supportare le PMI con adeguata attività di informazione e formazione online gratuita. Nel nostro paese, infatti, gli scambi con l’estero non sono appannaggio delle multinazionali o delle grandi aziende, peraltro poche. Molte medie, piccole e addirittura microimprese vendono e/o comprano all’estero. Molti prodotti di queste imprese – prodotti “made in Italy” – sono particolarmente apprezzati e sono ambasciatori del nostro paese nel mondo. Nell’operatività quotidiana, per le aziende si tratta innanzitutto di conoscere e quindi implementare nel proprio processo decisionale e produttivo sia normative di portata generale che di settore che prevedono specifiche regole, anche restrittive, negli scambi internazionali. Si pensi, ad esempio al CBAM, il Meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera oppure al Regolamento UE sulla Deforestazione oppure, ancora, alla materia dell’export control che disciplina le esportazioni di prodotti con alta valenza tecnologia prevedendo restrizioni, ora accentuate nel contesto delle tensioni geopolitiche in atto, oppure alle normative sulla responsabilità allargata dei produttori relativamente agli imballaggi o alle barriere tecniche dei paesi importatori. Si ritiene pertanto indispensabile che alle aziende siano fornite informazioni, formazione e strumenti per affrontare in modo corretto e consapevole i mercati esteri anche alla luce della transizione energetica e ambientale nonché della normativa di politica economica e di sicurezza UE. Questa attività, in particolare le iniziative informative e di focus paese, è già svolta da ICE e certamente l’Agenzia continuerà in questa direzione, ma ora – alla luce di quanto menzionato – sarebbe utile affiancare anche interventi di esperti in ambiti specifici;

 – offrire pacchetti di Finanza agevolata che agevolino le strategie di crescita e presenza delle PMI nei mercati maturi per accompagnare la transizione verde, responsabile, competitiva prevedendo l’affiancamento alle aziende di figure professionali specialistiche in grado di accompagnarle nella fase più strategica e di pianificazione, dall’analisi della propria operatività e posizionamento, all’implementazione di strategie commerciali nell’ottica di un miglioramento aziendale in termini di competitività, affidabilità e reputazione;

– dedicare un’attenzione particolare al Sistema Italia promuovendo in modo attivo e strategico le aziende italiane e le specifiche filiere produttive, evidenziandone il carattere di circolarità e sostenibilità. La comunicazione dovrà continuare a trasmettere i valori che identificano l’Italia – creatività, tradizione, stile, affidabilità, qualità – e le sue eccellenze tecnologiche e scientifiche, integrati ora con la consapevolezza e il rispetto ambientali e sociali in grado di suscitare la domanda estera di prodotti italiani tutelando il Made in Italy. Le campagne di “nation branding” e la “promozione integrata” sviluppata negli ultimi anni dovrebbe proseguire, rinnovata alla luce delle sensibilità della clientela dei mercati maturi, raccontando i nostri punti di forza a vantaggio reputazionale e competitivo del paese e delle imprese, essere opportunamente declinata con elementi green e riformulata con un appeal anche per i Millennials e la Generazione Y dei mercati maturi.

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