A marzo, nonostante il calo diffuso, i prezzi all’origine nel Mediterraneo sono ancora il doppio rispetto a febbraio 2022, e in alcuni casi, il triplo rispetto al 2020. In questo scenario nel 2023 l’Italia ha mantenuto il primato di maggior consumatore di olio d’oliva nel mondo, seguita dagli Stati Uniti che per la prima volta hanno sorpassato la Spagna
Sono in calo i prezzi dell’olio d’oliva all’origine in Italia, Spagna e nel Mediterraneo: una riduzione per lo più di 1-2 punti percentuali rispetto a gennaio 2024, che blocca un ciclo di aumenti pressoché costanti durato quasi due anni, seppur ancora lontani dai valori del 2020. Sicuramente non possiamo confermare se i prezzi continueranno a scendere a marzo e nei mesi a seguire ma, si attende un ritorno alla normalità. È quanto emerge dall’Osservatorio mensile di Certified Origins, uno dei principali produttori e distributori a marchio privato di olio d’oliva extravergine certificato (IGP e DOP), oli mono-origine e blend tracciabili.
Questa inversione di tendenza è stata favorita dalle forti precipitazioni che negli ultimi mesi hanno interessato la penisola iberica, portando un leggero e lento ottimismo per il prossimo raccolto (2024-2025) nell’area che produce quasi la metà della produzione mondiale e dove i prezzi stanno calando più rapidamente.
In Italia il rallentamento della corsa dei prezzi dell’EVO nei primi mesi del 2024 non ha ancora trovato riscontro sui prezzi a scaffale. continua a registrarsi una contrazione dei consumi, anche se in minor misura rispetto ad altri paesi europei. Nonostante ciò, l’Italia mantiene il primato tra i paesi consumatori di olio d’oliva con 410.000 tonnellate annue nel 2023, al contrario della Spagna che con 300.000 tonnellate perde il secondo posto in favore degli Stati Uniti (375.000 tonnellate).
Nel Mediterraneo nei primi due mesi dell’anno: a febbraio 2024 i prezzi all’origine si sono posizionati su medie oltre il 65% rispetto al 2023. In Italia, si sono raggiunti picchi anche di €9,60/kg per gli oli “convenzionali” e picchi ancora superiori per gli oli biologici e di origine certificata, mentre in Grecia per una campagna di raccolta particolarmente sotto le attese, si è registrato un aumento più marcato, con un’impennata oltre l’80% (quasi €9,00/kg all’origine). mentre in Spagna c’è stato un aumento del 70%, con prezzi medi che si aggirano intorno agli 8.80/kg per gli oli convenzionali: nel Paese, leader globale nella produzione di olio d’oliva,rimane la preoccupazione per le scorte, erose ancor di più dalle esportazioni di gennaio 2024 che hanno raggiunto 69.490 tonnellate.
I consumi. gli aumenti degli ultimi due anni hanno contribuito alla contrazione dei consumi di olio di oliva nei paesi del mediterraneo, dove culturalmente l’EVO è molto presente e c’è una diffusa aspettativa di prezzi bassi da parte dei supermercati e famiglie.
Un segnale positivo per il settore arriva invece dai paesi extra UE, in cui l’olio d’oliva non facendo parte della tradizione culinaria, quindi nel 2023 l’aumento dei prezzi per questo prodotto abbia influenzato solo in modo marginale le abitudini dei consumatori, lasciando le vendite stabili, specialmente per l’EVO. In questi paesi, infatti, chi sceglie l’olio d’oliva alle numerose alternative disponibili, tra cui grassi animali e vegetali, è spinto da ragioni di “gusto” e dai benefici sulla salute.
“La grande attenzione mediatica, dell’opinione pubblica e dei mercati negli ultimi mesi dimostra come l’Extra Vergine d’Oliva sia un ingrediente in grado di suscitare dibattito e passione anche oltre oceano – commenta Giovanni Quaratesi, Head of Corporate Global Affairs di Certified Origins – Il caro prezzi, benché abbia causato una contrazione temporanea dei consumi in Europa, potrebbe creare le condizioni per un rilancio della produzione di alta qualità in Italia e una presa di coscienza del settore. La valutazione dell’olio extravergine, combinata con la domanda da parte dei mercati globali potrebbero motivare agricoltori e cooperative Italiane a riqualificare uliveti abbandonati, creare nuovi impianti e investire in varietà autoctone. Il nostro obiettivo come azienda del settore – conclude Quaratesi – è di continuare a promuovere Oli Extra Vergine di Oliva e alimenti tracciabili, con origine certificata, da filiere trasparenti, in particolare nei mercati esteri come quello nordamericano che ha il potenziale per raddoppiare il consumo di olio extravergine nel prossimo decennio, diventando un catalizzatore per la crescita di paesi produttori tradizionali come l’Italia e per nuovi attori come California, Argentina, Cile e Sud Africa”.
Fonte: Foglie