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La riduzione degli imballaggi in plastica e degli agrofarmaci

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Dopo la riforma del sistema indicazioni geografiche la riduzione degli imballaggi in plastica e dei fitofarmaci, le istituzioni Europee si sono concentrate in questa IX legislatura,  in particolare al Parlamento.
Per merito della dedizione dei colleghi della commissione Agricoltura, con il voto favorevole a maggioranza del ‘regolamento imballaggi’, espresso a novembre, l’Italia ha  dato una risposta concreta alla necessità di ridurre i rifiuti, evitando di  mettere a rischio migliaia di posti di lavoro in filiere produttive principali per il nostro Paese, come quelle della carta e dell’agroalimentare.

In questo modo si tutelano tutti i consumatori circa gli elevati standard di igiene e di qualità che contraddistinguono il nostro sistema alimentare. Finalmente si andranno ad eliminare, ad esempio,  le confezioni monouso di sapone, i sovraimballaggi dei tubetti di dentifricio o i  cellofan sulle valigie in aeroporto. È stato chiesto di attenzionare anche il riuso degli imballaggi alimentari. Non a caso è stata inserita una deroga per tutti quei Paesi che,  negli ultimi anni hanno investito in un sistema di riciclo ad alta qualità,  tra i più efficienti in Europa, inclusa l’Italia, saranno esentati dall’obbligo di riuso coloro che  raggiungeranno l’85% di riciclo degli imballaggi interessati. Inoltre saranno esclusi da questo regolamento, tutti quei  settore agroalimentare – dalle Ig all’ortofrutta e al florovivaismo, dai vini alle bevande alcoliche, fino alle bioplastiche e ai contenitori in carta della ristorazione – limitando così il rischio di ulteriori sprechi alimentari.
In riferimento ai fitofarmaci, il fine  indicato è quello di dimezzare il loro uso per contenere l’impatto ambientale ed eventuali ripercussioni sulla salute delle persone entro il 2035. Tuttavia con la bocciatura finale in plenaria se riparlerà la prossima legislatura!
Ed ecco che si entra nel  tema delle Nbt (New breeding tecniques) o Tea (Tecniche di evoluzione assistita), che possono rappresentare una valida alternativa ai fitofarmaci di sintesi chimica. Quest’ultime non sono una novità assoluta: sono conosciute grazie a due ricercatrici, premio Nobel per gli studi condotti su queste nuove biotecnologie. Tecniche di miglioramento genetico infraspecie che, ricordiamolo, non hanno nulla a che vedere con gli Organismi geneticamente modificati e che rendono le piante più resistenti a malattie, stress idrici e a minori costi.
Proprio la Commissione Ue ha presentato recentemente una proposta finalizzata all’approvazione e all’introduzione su larga scala delle Tea, e il Parlamento ha votato i suoi emendamenti al testo l’11 dicembre. Ci auguriamo che con l’anno nuovo, o al massimo nella prossima legislatura, la proposta si traduca in un provvedimento di legge, adeguato sul piano tecnico-scientifico e applicabile in campo.

Noto è il ‘caso glifosato’, l’erbicida più diffuso e usato da decenni in tutto il mondo per la difesa delle colture. Tutti i tentativi di metterlo al bando, per una sua presunta cancerogenicità e altri effetti collaterali per la salute dell’uomo, sono stati superati da studi scientifici internazionali che ne hanno riabilitato l’utilità e l’uso in agricoltura e nella cura del paesaggio. Nei giorni scorsi la Commissione, ha prorogato  l’autorizzazione all’uso di questo fitofarmaco per altri dieci anni. L’Italia si è astenuta da questa decisione, in quanto la nostra richiesta è l’esatto contrario, ossia  di introdurre un divieto di uso del glifosato, non solo per il disseccamento, ma in tutte le fasi di pre-raccolta e post raccolta limitando l’uso solo come erbicida.

Approfondimento a cura di Paolo De Castro per l’Accademia dei Georgofili.

Fonte Foglietv.it

 Cogliamo l’occasione per augurare un Buon Natale e Felice Anno Nuovo da parte di tutta la redazione Confimi Industria Alimentare.

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